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Come scegliere


Antifurto casa: nell’articolo scopriremo le tipologie di impianti di videosorveglianza, con telecamere da esterno, interno, allarmi e approfondiremo quali sono le detrazioni fiscali .
La protezione passiva della casa, costituita dai dispositivi che hanno lo scopo di rallentare e rendere difficoltosa l’effrazione quali porte blindate, inferriate, cartelli, adesivi etc., per quanto robusta e accurata, può essere violata abbastanza facilmente dai malviventi.
Per questo motivo, la sicurezza della casa viene spesso consolidata dalla protezione attiva, allo scopo di rilevare e segnalare, sia localmente che a distanza, i tentativi d’intrusione. Questo avviene attraverso l’installazione di un sistema antifurto (videosorveglianza e allarme) valido ed efficace, che valuti i punti deboli e vulnerabili dell’edificio.
Adesso cerchiamo di capire cosa ci offre il mercato per rendere la nostra casa sicura e protetta.

Quali sono le tipologie di allarme antifurto? Via cavo, wireless, misti e integrati.
Gli impianti di allarme sono di due tipi principali: via cavo con fili e wireless senza fili.
1 allarme con fili: l’impianto d’allarme è costituito da una rete di cavi elettrici da incassare nel muro, che collega le varie componenti (telecamere esterne, interne etc.) del sistema disposte nell’appartamento.
E’ alimentato da un circuito elettrico a bassa tensione (220 v, quella delle nostre case).
L’installazione è ideale negli edifici in fase di costruzione, di ristrutturazione o nel caso in cui le canaline dell’impianto elettrico possano ospitarne i fili.
In caso contrario, tale sistema richiederebbe notevoli costi e tempi. E’ un impianto molto sicuro, perché i fili sono incassati nel muro e, nel caso venissero tagliati, farebbero scattare l’allarme.
2 allarme wireless o via radio: non sono necessari cavi, le varie componenti comunicano grazie alle onde elettromagnetiche. L’energia è fornita da batterie a lunga durata, la cui carica è sotto controllo. L’impianto, perciò, è funzionante anche in caso di black-out o di guasti alla linea elettrica. Le tempistiche d’installazione sono brevi ed i costi complessivi abbastanza bassi. Il miglioramento di tali impianti ha reso quasi nullo il rischio di interferenze radio. Inoltre, si può modificare tale impianto nel tempo e, in caso di trasloco, può essere reinstallato nella nuova casa.
Questi due tipi di impianti possono essere anche misti e/o integrati.
3 Impianti misti: parte dell’impianto è realizzato via cavo (solitamente la centrale d’allarme e le sirene), parte via radio (gli altri elementi).
4 Impianti integrati: Vengono abbinate misure di protezione attiva con quelle passive. Ad esempio, la serratura elettronica della porta blindata viene collegata all’antifurto.
sistemi d’allarme, inoltre, possono essere distinti in:
  • perimetrale, disposto lungo le pareti esterne dell’abitazione e le zone esterne in genere.
  • volumetrico, con sensori all’interno della casa che intercettano corpi, movimenti e variazioni di temperatura.
Anche in questo caso, l’ideale è integrarli in quanto, se un ladro riesce a superare la protezione perimetrale, scatta l’allarme del volumetrico. Quali sono gli elementi di un impianto antifurto?
Premetto che, l’impianto antifurto deve essere progettato “su misura” e in base alle caratteristiche dell’abitazione. È necessario studiare attentamente la planimetria in base alla quale è possibile evidenziare i punti critici a rischio di effrazione: la dislocazione dei locali, il tipo di accessi alla casa e la presenza di terrazzi o balconi. Partendo da qui, occorre agire sugli elementi dell’impianto antifurto.
Un impianto antintrusione è sempre composto da tre elementi:
1) La centrale di allarme, completa di alimentatore e batteria di accumulatori;
2) I rivelatori, che captano i tentativi di intrusione;
3) I dispositivi d’allarme locali e/o remoti (sirene, combinatori telefonici).

1) La centrale di allarme

E’ l’unità alla quale arrivano i segnali provenienti dai rivelatori e da cui vengono attivati i dispositivi d’allarme. Si tratta di un armadietto metallico, che contiene l’elettronica e  la batteria di riserva. Spesso è presente una tastiera mediante la quale, con un codice di sicurezza personale, si attiva o disattiva l’impianto di allarme.
Può essere programmata e attivata tramite la digitazione numerica sulla tastiera, una chiave magnetica oppure via telefono per i modelli GSM. Nei modelli più innovativi la gestione può avvenire anche tramite internet, con il proprio smartphone, grazie alle apposite APP. Si tratta di una soluzione estremamente efficiente – soprattutto se unita ad un sistema di videosorveglianza – che permette di tenere la propria abitazione sotto stretto controllo.
Il dispositivo di comando può essere dotato anche di un codice antirapina, utile quando il ladro costringe con la forza il proprietario di casa a disattivare l’antifurto: digitandolo, vengono inviati segnali di allarme silenziosi attraverso il combinatore telefonico (dispositivo che avverte telefonicamente alcuni numeri pre-impostati).

2) I rivelatori

Sono quei dispositivi che permettono di rilevare la presenza di un intruso.
Alcuni rilevano il movimento dell’intruso (rivelatori a microonde e a ultrasuoni), altri rilevano il calore emanato dal corpo dell’intruso (rivelatori a infrarossi passivi), altri, detti “puntuali” (contatti magnetici), rilevano l’apertura non autorizzata di porte e finestre.
Recentemente, sono comparsi anche i rivelatori a doppia tecnologia: in una stessa unità sono presenti sensori sensibili a stimoli di natura diversa (microonde + infrarossi passivi; ultrasuoni + infrarossi passivi), che hanno il vantaggio di far diminuire  l’incidenza dei falsi allarmi.
Inoltre, si possono inserire dei rivelatori di situazioni di rischio. Ad esempio, un rivelatore di perdite di gas o un rivelatore di allagamento, dotato di elettrovalvola di chiusura.

3) I dispositivi di allarme

La segnalazione dell’allarme è la funzione fondamentale dell’impianto antintrusione. Una volta che l’informazione di allarme arriva alla centrale, questa la memorizza e attiva i dispositivi previsti per segnalare tale situazione.
Diverse sono le tecniche di segnalazione in uso. La più comune è quella di emettere suoni di elevata intensità tramite sirene. Inoltre, la sirena può essere dotata di lampeggiatore, che facilita l’individuazione dell’abitazione da cui proviene l’allarme.
E’ consigliabile affiancare alle sirene un combinatore telefonico in grado di inviare uno o due messaggi vocali preregistrati di allarme, utilizzando la normale linea telefonica. Il messaggio viene trasmesso a una serie di numeri telefonici prestabiliti o alla sala operativa della locale Questura o ad un Istituto di Vigilanza privata, quest’ultimo con servizio tenuta chiavi.
Novità del mercato sono le sirene “parlanti” che cioè emettono un messaggio preregistrato invece del solito e banale suono delle classiche sirene. Ci si preoccupa del fatto che ormai non si fa più caso quando una sirena di un allarme si attiva nel nostro vicinato: avere un sistema diverso come una sirena che parla può avere un valore dissuasivo maggiore e quindi un migliore effetto in caso di effrazioni.
Passiamo ora agli aspetti economici. Partiamo dalle agevolazioni:

Antifurto: detrazioni fiscali e bonus per ristrutturazioni 50% – Incentivi.

Premettiamo che l’installazione di un impianto antifurto ricade tra gli interventi di manutenzione ordinaria (art. 6 del Testo Unico sull’Edilizia).
Questi interventi sono eseguiti senza alcun titolo abilitativo. Non occorre realizzare alcuna pratica edilizia o permesso.
L’antifurto, comunque, rientra tra le opere soggette a detrazione fiscale per le ristrutturazioni al 50 %.
Ma in cosa consistono queste detrazioni fiscali? Immaginiamo di installare un impianto antifurto e di spendere 1.000 €. Oggi l’Agenzia delle Entrate restituisce il 50 % in detrazioni Irpef. Quindi, l’agenzia, non ti verserà sul conto 500 € (50% di 1.000 €) ma ti restituirà la somma scalandola dalle tasse future, in 10 rate annuali. 
Si considerano detraibili le spese per:
  • impianti di videosorveglianza (videocamere, sistemi di visione);
  • impianti di antifurto;
  • vetri antisfondamento;
  • porte blindate;
  • tapparelle motorizzate e meccaniche;
  • installazione o sostituzione di cancelli, cancellate e protezioni murarie.
I pagamenti dovranno avvenire attraverso bonifico parlante. Molte banche hanno predisposto dei bonifici pre-copilati. Sicuramente attraverso la home-banking troverete questo servizio. Comunque, le corrette diciture delle causali:
Bonifico relativo a lavori edilizi che danno diritto alla detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Dpr 917/1986 – Pagamento fattura n. ___ del___ a favore di ___ partita Iva ___”.
Ma tutto questo, quanto ti costa?

Quanto costa un impianto antifurto con videosorveglianza e allarme? 

Data la vasta quantità di accessori e la possibile complessità dei progetti di sicurezza, non è semplice quantificare il costo di un allarme casa ed è pertanto necessario il
sopralluogo di un Tecnico per un’attenta valutazione.
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